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Il Greco di Tufo

Il Greco di Tufo

Il Greco di Tufo fa parte di uno dei 4 DOCG della regione Campania, nelle poche righe che seguiranno parleremo di un grande e  complesso vino, apprezzato principalmente dai palati più esperti, raffinati ed esigenti.

A proposito di “denominazioni”, vogliamo precisare che la denominazione DOCG (denominazione italiana) corrisponde alla DOP (denominazione europea) così come anche le denominazioni DOC; quindi a tal proposito i vini DOP campani sono ben 19 di cui 4 DOCG (Taurasi, Greco di Tufo, Fiano di Avellino e Aglianico del Taburno) e 15 DOC. 

 

Come abbinare il Greco di Tufo

Come ogni grande bianco il Greco di Tufo si sposa perfettamente con i piatti di pesce in generale, tuttavia,  il suo matrimonio ideale è con i crostacei, ma per stupire il palato ti consigliamo di assaggiarlo con dell’ottima mozzarella di bufala campana.

Negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede, trovando ampi consensi, la spumantizzazione del Greco di Tufo, bisogna ammettere che è stata un’idea geniale, si tratta di un prodotto dalle caratteristiche organolettiche uniche, dai forti sentori minerali, e certamente diventerà un must sia per gli aperitivi di terra che di mare.

Dove si produce il vino Greco di Tufo?

Il Greco di Tufo DOGC può essere prodotto, stando al disciplinare in soli 8 comuni della provincia di Avellino: Montefusco (scopri cosa fare a Montefusco), Tufo, Chianche, Altavilla Irpina, Torrioni, Santa Paolina, Petruro Irpino, Prata di Principato Ultra. Si tratta di zone dai terreni ricchi di calcio e magnesio

Le origini del Greco di Tufo

Le origini di questo vino si perdono nell’antichità classica; le viti Aminee arrivano con i Greci nella nostra penisola, coltivate poi, già duemila anni fa, dai Romani, sotto il nome di Aminea gemella. Vite celebrata anche da Virgilio secondo il quele “non teme confronto per resa e capacità di invecchiamento del vino”.

Dopo una crisi di tali vitigni nel Mezzogiorno a causa anche delle invasioni barbariche, inizia nel Rinascimento una prima ripresa del Greco.

Più tardi il Ferrante, nel 1927 ,osserva che il vitigno del Greco, dopo due millenni di intensa coltivazione, è diventato raro sulle pendici del Vesuvio e sui colli di Sorrento, mentre viene coltivato piuttosto intensamente nella media valle del Sabato, in particolar modo a Tufo da cui deriva il nome.

Nel marzo del 1970 diviene DOC, il disciplinare stabilisce che l’uva almeno per l’80% debba provenire dal vitigno Greco, mentre la parte residua può essere Coda di Vope bianca.

I ricchi e complessi profumi del Greco

Il disciplinare traccia anche un profilo organolettico: il colore potrà variare dal paglierino al giallo dorato; l’odore deve essere netto, gradevole, caratteristico; il sapore tenue, asciutto e ben equilibrato, non si contano, come si può immaginare, i giudizi su questo vino, i quali presentano, però, una difformità maggiore di quelli riferiti al fiano: l’oroma del Greco risulta composto da almeno una sessantina di sostanze chimiche, per cui non sorprende che alla degustazione gli esperti spesso indichino profumi e sentori diversi, non solo sfumature diverse. un ventaglio di sensazioni alle quali non è estranea la presenza di calcio e di magnesio propria del territorio di Tufo, da sempre ricco di miniere di zolfo. Forse proprio questa complessità di profumi e di gusto, il piacere dell’emozione sempre nuova, nonché l’opportunità di confrontare le varie sensazioni, costituiscono gli elementi accattivanti di questo vino che oggi ha visto premiate le sue qualità e la sua lunga storia con la consacrazione della docg.

La raccolta delle uve destinate alla produzione del Greco di Tufo rimane circoscritta così a otto comuni, per una superficie complessiva di poco superiore ai 60 chilometri quadrati, nemmeno un quarto di quella del fiano.

Sono inoltre previste alcune prescrizioni, come la resa massima di uva per ettaro in coltura specializzata fissata in 100 quintali, la resa massima in vino del 70%, la gradazione alcolica minima naturale di 11,5 gradi.

Cantine il vino e La Luna

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